IPERPROLATTINEMIA: COS’È, SINTOMI, CAUSE E QUANDO PREOCCUPARSI PER LA PROLATTINA ALTA

IPERPROLATTINEMIA: COS’È, SINTOMI, CAUSE E QUANDO PREOCCUPARSI PER LA PROLATTINA ALTA

a cura di Dott.ssa Eleonora D’Armiento

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L’iperprolattinemia è una condizione clinica caratterizzata da livelli eccessivamente alti di prolattina nel sangue. Rappresenta una delle disfunzioni neuroendocrine più diffuse nella pratica clinica, con una prevalenza tra lo 0.5% e il 5% della popolazione generale, con maggior prevalenza nelle donne in età fertile.

La prolattina è un ormone prodotto dall’ipofisi, una ghiandola situata alla base del cervello. Il suo ruolo principale è stimolare e sostenere la produzione di latte materno dopo il parto. Tuttavia, se i suoi valori aumentano al di fuori della gravidanza o dell’allattamento, possono insorgere squilibri che colpiscono sia le donne che gli uomini.

I sintomi dell’iperprolatinemia sono differenti a seconda del sesso. Nelle donne in età fertile, i segnali più comuni includono: alterazioni del ciclo mestruale con cicli irregolari (oligomenorrea) o scomparsa delle mestruazioni (amenorrea), galattorrea (secrezione anomala di liquido lattiginoso dai capezzoli, spontanea o provocata dalla spremitura), infertilità con difficoltà a concepire per mancanza di ovulazione, calo della lobido e secchezza vaginale con dolore durante i rapporti sessuali. Nell’uomo, sebbene meno frequente, l’iperprolattinemia viene spesso diagnosticata tardivamente e si manifesta con: disfunzione erettile e calo del desiderio sessuale, infertilità con riduzione del numero e della motilità degli spermatozoi, ginecomastia (sviluppo anomalo del tessuto mammario nell’uomo). Se i livelli elevati sono causati da un nodulo ipofisario di grandi dimensioni (macroadenoma), la compressione delle strutture cerebrali circostanti può causare: cafalea e disturbi della vista come perdita della visione laterale per compressione del chiasma ottico.

L’aumento della prolattina non è una malattia in sé, ma il segnale di un fattore sottostante che va identificato. Le cause si dividono in 4 categorie:

  • fisiologiche: gravidanza, allattamento, forte stress psicofisico
  • farmacologiche (la causa più comune): antipsicotici, antidepressivi, procinetici gastrici ed alcuni antipertensivi
  • patologiche: presenza di prolattinomi (adenomi ipofisari benigni), insufficienza renale cronica, ipotiroidismo grave
  • idiopatiche: i livelli risultano costantemente elevati senza cause evidenti

La diagnosi iniziale si basa su un semplice prelievo di sangue per il dosaggio della prolattina. Tuttavia, poiché questo ormone è estremamente sensibile allo stress (anche la sola paura dell’ago può farlo aumentare), l’esame richiede passaggi specifici:

  • prelievo a riposo: il paziente deve rimanere seduto e rilassato per circa 30 min prima del prelievo
  • curva della prolattina: si effettuano più prelievi a distanza di 15-20 min l’uno dall’altro tramite un agocannula per escludere il picco da stress

Se i valori risultano ripetutamente alti e si escludono cause farmacologiche o sistemiche, si deve eseguire una Risonanza Magnetica della regione ipotalamo-ipofisaria con mdc per valutare lo stato dell’ipofisi ed escludere la presenza di un adenoma.

Il trattamento dell’iperprolattinemia prevede:

  • la sostituzione o sospensione di farmaci se l’origine è farmacologica
  • la somministrazione di farmaci in caso di prolattinomi, i quali riducono sia la secrezione ormonale sia anche la dimensione del nodulo tumorale benigno
  • trattamento chirurgico o radioterapico in caso di macroadenomi che comprimono le strutture ottiche o in caso di ipertensione endocranica.

In conclusione, riscontrare la “prolattina alta” richiede un approfondimento diagnostico accurato ma non deve spaventare. Nella maggior parte dei casi, una volta individuata la causa, la condizione si gestisce con successo ristabilendo valori di prolattina nel sangue normali.

A cura di:
Dott.ssa Patrizia Castellucci, Ginecologa specializzata in Agopuntura e Medicina Complementare.

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